di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
Omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Sono queste le accuse che hanno portato all’arresto del datore di lavoro di 37 anni di Salvatore Calignano, l’operaio 61enne di Orta di Atella (Caserta), morto il 3 ottobre nell’Ospedale del Mare di Napoli dopo essere caduto il giorno prima da diversi metri di altezza nel cantiere di Caivano in cui lavorava in nero.
Indagati per omicidio colposo in cooperazione colposa il proprietario del capannone oggetto dei lavori e il committente. L’arrestato è ai domiciliari con braccialetto elettronico.
I filmati degli impianti di videosorveglianza della zona hanno permesso una ricostruzione puntuale dell’accaduto. Quando è precipitato al suolo Calignano era al lavoro sul tetto del magazzino insieme ad altri due operai, risultati anch’essi in nero.
Nessuno dei tre indossava i dispositivi di sicurezza previsti per i lavori in quota, né era ancorato a linee salvavita; mancavano inoltre i parapetti. Le immagini hanno smentito le notizie che inizialmente parlavano di un lavoratore scaricato in gravi condizioni a bordo strada lontano dall’area dell’infortunio.
Fin qui la cronaca giudiziaria. Poi ci sono i dettagli agghiaccianti.
“Non ti preoccupare, si risolve tutto, se ti chiedono qualcosa dici che ti hanno investito e l’assicurazione ti paga. Ti hanno buttato sotto con la macchina, hai capito?”, ha detto il titolare della ditta all’operaio appena caduto e ancora cosciente, come riferito da una persona accorsa sul luogo dell’incidente.
E l’assunzione di Calignano dal 1° ottobre è risultata retrodatata dal datore di lavoro, che in realtà l’ha formalizzata qualche ora dopo l’incidente.
