Cinquanta euro per morire di lavoro.

Cinquanta euro al giorno, indipendentemente dagli orari e dal tipo di lavoro, ovviamente in nero. Tanto pagava il titolare della ditta Paolo Traslochi e Trasporti agli ospiti del centro di accoglienza di Mirano che accettavano di lavorare per lui. Tanto aveva promesso a Ziad Saad Abdou Mustafa – a destra nella foto – e a Sayed Abdel Wahab Mahmoud – a sinistra – i due migranti egiziani morti in una fossa biologica di Veternigo, a Santa Maria di Sala.
Un sistema rodato, come ha raccontato a Venezia Today un altro egiziano ospite del centro di accoglienza, Ahmed Al Aissawy, 29 anni. Lì c’era carne fresca per le esigenze dei caporali, a poco prezzo, in una situazione peggiorata da quando il decreto Cutro ha azzerato i fondi per i progetti di inserimento. Un tetto sì, ma per il resto i migranti dovevano arrangiarsi, trovandosi un lavoro quale che fosse. Così, a sera, arrivava la telefonata del reclutatore che dava appuntamento per l’indomani mattina, destinazione ignota.
Lunedì 4 agosto Ziad e Sayed, 21 e 39 anni, sono partiti per un viaggio senza ritorno, alle prese con lo svuotamento di una fossa biologica gigante, senza protezioni, senza rilevatori di gas, senza formazione. Sono morti asfissiati, lasciando senza sostegno le famiglie in Egitto. Ziad era orfano di padre e due mesi fa era arrivato in Italia per mantenere la madre e le due sorelle. Sayed era qui da più tempo e con le sue rimesse faceva mangiare la moglie, due figlie di 2 e 4 anni e la suocera.
Il pubblico ministero veneziano Giovanni Gasparini ha disposto l’autopsia per lunedì e ha indagato per omicidio colposo plurimo e violazione delle norme sul lavoro il titolare romeno di Paolo Traslochi e Trasporti e il responsabile della Cooperativa sociale servizi associati, precedente proprietaria della villa teatro della tragedia. I comuni di Mirano e Santa Maria di Sala hanno deciso di appoggiare la raccolta fondi per le famiglie delle vittime lanciata dall’associazione di volontariato Echi.