A Gaza l’informazione è un obiettivo militare, ma i giornalisti israeliani fanno finta di niente.

Ecco un brano dell’intervista di Francesca Caferri di Repubblica a la direttrice Ghousoon Bisharat, giornalista araba israeliana che guida il team di cronisti palestinesi che lavorano per i media internazionali da Gaza. Senza di loro sapremmo niente di quello che succede. Che è il motivo per cui sono stati deliberatamente assassinati cinque di loro al Nasser Hospital. Ricordo che sono 273 i giornalisti uccisi dall’IDF dall’inizio della guerra contro la Striscia di Gaza.

“…E posso dirle che nonostante io dica loro che tutto il mondo ammira ciò che fanno, nonostante l’esposizione che le loro vicende hanno sui media stranieri, si sentono soli. Sentono che non c’è abbastanza solidarietà. Nessun media straniero finora ha detto a Israele che non passerà più i suoi comunicati stampa o non parlerà più con i suoi rappresentanti se continua a mettere nel mirino i colleghi. Questi giornalisti sono soli di fronte alla macchina del genocidio, ma non hanno il privilegio di tentare di mettersi in salvo. Perché senza di loro il mondo non saprebbe cosa succede a Gaza».

Parla dei media internazionali: e quelli israeliani? Come reagiscono a una strage di giornalisti come quella del Nasser Hospital?

«I giornalisti israeliani non solo non credono al fatto che siano stati uccisi deliberatamente, ma non credono a nulla di quello che i colleghi palestinesi raccontano da Gaza. Adottano nella grande maggioranza la posizione del governo, senza porsi domande. Non c’è solidarietà per i giornalisti come non ce n’è per i medici né per nessun essere umano. Ci si aspetterebbe una presa di posizione morale: non c’è». (Francesca Caferri, Repubblica del 26/08/2025).