CALDO? QUALE CALDO?

di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
Ricordate le ordinanze regionali anticaldo, faticosamente partorite dagli enti locali in ordine sparso? Tranne Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, dove evidentemente non fa caldo, ogni regione ha varato la propria ordinanza, l’una diversa dall’altra per validità e categorie interessate.
Un solo elemento in comune: tutte rimandano alle decisioni di Worklimate, la bizzarra compartecipazione Inail-Cnr che decide quali sono i giorni da bollino rosso, nei quali poi si applica il divieto di lavoro all’aperto dalle 12,30 alle 16 (perché alle 12 e alle 17 evidentemente fa fresco), ma non per tutte le categorie. Insomma, un bel caos all’italiana dovuto unicamente al disinteresse del governo che non ha varato una normativa valida su tutto il territorio nazionale.
Ma eccoci al dunque: il 31 agosto sono scadute ben 9 ordinanze, quelle di Piemonte, Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Sicilia e Sardegna.
Soltanto in tre regioni ci si è accorti che l’estate non abbassa la testa e che anzi è in arrivo una nuova ondata di calore, motivo per cui è stato deciso di prorogare al 30 settembre la validità dei provvedimenti. Si tratta di Piemonte, Toscana e Sicilia (ma a Palermo c’è voluta la morte di un lavoratore martedì 1° settembre). E i lavoratori delle altre sei regioni? Che domande, si arrangino…
NB le regioni non citate hanno ordinanze tuttora in vigore con queste scadenze:
15 settembre (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata);
23 settembre (Lombardia)
30 settembre (Calabria)