di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
Aurora Valenti aveva 22 anni e dalla natìa Alcamo, in provincia di Trapani, si era trasferita a L’Aquila per frequentare la Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, con sede a Coppito.
Contemporaneamente era iscritta al secondo anno del corso di laurea in Operatore giuridico d’impresa nell’università del capoluogo. Da poco, dopo la consegna delle “fiamme”, era entrato a pieno titolo nella Gdf come allievo maresciallo.
Aurora Valenti giovedì 23 luglio ha aperto la finestra della sua stanza e si è lanciata di sotto. È morta nella notte dopo un intervento chirurgico all’ospedale San Salvatore. La Procura aquilana ha aperto un’inchiesta. Questa la cronaca nuda e cruda.
Poi ci sono le considerazioni su una scuola in cui evidentemente non tutto va per il meglio. La senatrice Ilaria Cucchi ricorda sui social di aver rivolto almeno due interrogazioni scritte in Parlamento su quel che accade a Coppito, senza mai ricevere risposta.
Non è la sola. Luca Marco Comellini, segretario e legale rappresentante pro tempore del Sindacato dei Militari, ha inviato una pec alla Procura dell’Aquila e al Comando Generale della Guardia di Finanza con una richiesta di “accertamenti ispettivi immediati sui metodi di istruzione e addestramento degli allievi”. Di seguito riportiamo il testo dell’intervento odierno di Ilaria Cucchi.
“Denunciamo che da quella scuola sono arrivate numerose segnalazioni per fatti molto gravi. Il primo aprile del 2025 ho presentato la prima interrogazione, dopo aver ricevuto le prime segnalazioni dal Sindacato Finanzieri Democratici. Mi segnalavano vessazioni fisiche e psicologiche, privazione del sonno, docce fredde, un solo bicchiere d’acqua al giorno e l’impossibilità di curare l’igiene personale in modi e tempi umanamente civili.
Nelle settimane precedenti era avvenuto anche un tentativo di suicidio, e prima ancora una denuncia per violenza sessuale su un’allieva. Un’altra allieva denunciava “regole da campo di concentramento”, il divieto di guardarsi negli occhi tra compagni, il dover marciare con il ciclo senza la possibilità di andare in bagno, finché il sangue non le scorreva sugli scarponi. Ho chiesto, allora, se i ministri competenti fossero a conoscenza di queste condizioni e quali verifiche intendessero avviare. Silenzio.
Il 9 giugno sono tornata a chiedere conto, dopo la segnalazione della punizione di un allievo maresciallo: 250 giorni in un solo anno, durante i quali gli era impedito svolgere attività fisica o attività che tutelassero il suo benessere psicofisico. Ho chiesto anche i dati ufficiali su sanzioni e abbandoni degli ultimi dieci anni, e se il Governo intendesse rivedere quel modello alla luce della dignità della persona sancita dalla Costituzione.
Nessuna delle mie domande ha avuto risposta. Oggi una famiglia piange una figlia di 22 anni che non c’è più, e che forse si sarebbe potuta salvare se le segnalazioni fatte avessero avuto seguito e non ci fosse stata totale indifferenza. Pretendiamo di sapere cosa succede dentro quella scuola e lo pretendiamo in tempi rapidi”.
