di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
In poco più di 48 ore sono morti due vigili del fuoco alle soglie della pensione, entrambi 59enni, di grandissima esperienza e con incarichi di responsabilità. Di Pietro Isola, morto lunedì 20 luglio nel Sassarese, abbiamo scritto due giorni fa.
Oggi, mercoledì 22 luglio, raccontiamo di Alessandro Marchì, residente a San Cataldo con la moglie e i tre figli, capo turno nel comando provinciale di Caltanissetta. In una Sicilia devastata dagli incendi Marchì si è trovato a combattere le fiamme proprio a San Cataldo.
Arrivato insieme al vicecomandante provinciale per un sopralluogo, nel primissimo pomeriggio non ha esitato a unirsi ai colleghi per arginare l’incendio che minacciava l’abitato.
Fra la temperatura di 42 gradi, il calore delle fiamme e il fumo, il capo turno ha accusato un malore ed è crollato. I colleghi lo hanno caricato su un’auto di servizio e sono partiti per l’ospedale di Caltanissetta, poi hanno incrociato l’ambulanza che accorreva e si sono fermati per tentare la rianimazione. Marchì è stato steso a terra per praticare il massaggio cardiaco, senza risultato.
Al Sant’Elia di Caltanissetta, dove un altro vigile del fuoco è stato ricoverato per intossicazione da fumo, ne è stato constatato il decesso.
Delle condizioni disastrose in cui si trova il Corpo nazionale abbiamo già detto. Di sicuro più efficaci sono le parole con le quali Gianfranco Scarciotta, ex comandante dei Vigili del Fuoco di Caltanissetta, ha salutato l’amico e collega:
“Ciao Alessandro (…) Cos’eri in fondo, un pompiere come altri, accomunati da una vita di dedizione e di altruismo, pronti a portare aiuto a chiunque in ogni circostanza, in ogni momento del giorno e della notte, sempre. In pochi possono apprezzare veramente cosa significhi vivere fianco a fianco gli uni con gli altri, aiutarsi e proteggersi vicendevolmente, trascorrere giornate e nottate intere a battersi per portare a soluzione un intervento.
Ma anche stavolta, passati questi momenti di scoramento, tutto tornerà come prima: turni sfiancanti, impegno prolungato di 24 ore nel corso delle emergenze e 12 ore di riposo e poi avanti così e avanti così.
Vogliamo riflettere se possono ancora definirsi emergenze, normalità che puntualmente si ripetono tutte le estati, se possono rimanere ancora inascoltati tutti gli appelli a rivisitare gli organici, a ringiovanire il personale, se si può continuare a non pensare ad integrare i dispositivi di soccorso, se si può continuare a pretendere l’impegno di questi uomini con ritmi parossistici fino al limite delle possibilità umane: NO, NO E POI NO.
Provate ad immaginarvi sotto il sole cocente, bardati di tutto punto come marziani, a combattere un incendio per 24 ore di fila. Quando giungerà il momento in cui la politica, invece di elevare fintamente ad eroi questi uomini, perché tali sono, penserà veramente alla loro pellaccia? Non bastano più le molli rivendicazioni sindacali e le sporadiche ed episodiche proteste di un personale nei fatti impotente, occorre che chi regge le sorti di questo paese, indipendentemente dal colore politico, prenda finalmente a cuore le sorti di questa gente che per quattro soldi rischia ogni giorno la vita e si renda conto e, soprattutto, non dimentichi questa triste realtà che va raccontata qual è”.
