di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
“Nel rinnovare la vicinanza della Repubblica ai familiari dei cinque lavoratori deceduti e a quelli di tutti gli altri lavoratori colpiti quotidianamente da questo flagello, esorto, ancora una volta, istituzioni e parti sociali al massimo impegno nel contrasto agli incidenti sul lavoro”. È l’ennesimo appello di Sergio Mattarella a fermare la strage quotidiana dei lavoratori, inviato a Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, per la presentazione della relazione sulla strage di Casteldaccia che il 6 maggio 2024 costò la vita a cinque operai in subappalto.
Non sapremmo dire quanto volte il Presidente della Repubblica sia intervenuto sull’argomento (abbiamo perso il conto), ma sappiamo con certezza che nemmeno uno dei suoi solleciti ha avuto seguito: Governo e Parlamento con nonchalance li hanno lasciati cadere nel vuoto.
Nel frattempo la mattanza va avanti, aggravata in questo periodo dell’anno dal caldo estremo che affligge soprattutto chi lavora all’aperto. Tante piccole ordinanze regionali pretendono di mettere al sicuro operai e agricoltori, ma sono poco più che esercizi di stile, per due validi motivi.
Primo: la decisione sull’eventuale allerta climatica è delegata a un portale sperimentale, Worklimate. Secondo: tutte le regioni intervenute (ci sono assenze eccellenti e la Campania si è decisa soltanto oggi) hanno stabilito che il caldo è pericoloso unicamente dalle 12,30 alle 16. Alle 11, alle 12, alle 17 le temperature sono evidentemente primaverili e l’afa una sconosciuta.
Quattro le vittime del lavoro che aggiungiamo oggi e per due di loro c’è il forte sospetto che abbiano giocato un ruolo le temperature elevate. Non aggiungiamo invece alla lista tre decessi per i quali i fatti non sono ancora chiarissimi. Si tratta di un cuoco bengalese pestato mentre tornava a casa dal lavoro a Venezia; di un agente di polizia suicida a Catanzaro Lido; e di un pensionato caduto in un canale a Spresiano (Treviso).
– Un 63enne dipendente di una ditta che cura la manutenzione del verde stradale è morto giovedì 18 giugno per un malore che lo ha colpito durante i lavori sulla provinciale 6 a Pasta di Rivalta di Torino. Erano circa le 10 di una mattinata segnalata come caldissima quando il lavoratore si è accasciato. Soccorso dai colleghi e da un infermiere di passaggio, è morto subito dopo il ricovero nell’ospedale di Orbassano (Torino).
– Cesare Corazza, ottantenne di Sant’Agata Bolognese, è morto mercoledì 17 giugno lavorando un terreno con un trattore. Erano circa le 14,30 quando l’agricoltore è caduto dal mezzo, probabilmente per un malore, ed è stato investito. L’elisoccorso lo ha trasportato al Maggiore di Bologna, dove però si è spento nel pomeriggio.
– Giuseppe Caternicchia, 68enne di Ribera (Agrigento), sposato, agricoltore, è morto giovedì 18 giugno mentre era alla guida di un piccolo autocarro nei suoi terreni. La versione accreditata dai carabinieri è che Caternicchia sia stato punto da una vespa mentre era al volante, abbia provato a fermarsi ma sia finito in un fossato, provocando il ribaltamento su un fianco del mezzo. Quando si è accorto di quel che stava per accadere, l’agricoltore ha provato ad aprire lo sportello per saltare a terra, ma è rimasto incastrato tra la portiera e il montante, finendo schiacciato.
– Francesca Battistella, 41enne di Mestre, sposata, un figlio di 19 mesi, dipendente Eurospin, si è spenta martedì 16 giugno nell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove era ricoverata dal 6 giugno. Quel giorno si era sentita male nel punto vendita di Treviso ed era crollata a terra battendo la testa con violenza. Dieci giorni di terapia intensiva non l’hanno strappata alla morte. La famiglia ha deciso la donazione degli organi e dei tessuti. I funerali sono in programma venerdì 19 giugno alle 11 nella chiesa di Santa Maria della Pace a Mestre.
Giugno 2026: 72 morti (sul lavoro 60; in itinere 12; media giorno 4)
Anno 2026: 540 morti (sul lavoro 445; in itinere 95; media giorno 3,2)
Diff. 2025: + 36
76 Lombardia (sul lavoro 60 – in itinere 16)
59 Veneto (46 – 13)
46 Campania (42 – 4); Lazio (32 – 14)
42 Piemonte (36 – 6); Toscana (35 – 7)
39 Sicilia (33 – 6)
36 Emilia Romagna (29 – 7)
30 Puglia (25 – 5)
16 Abruzzo (16 – 0); Marche (14 – 2)
15 Calabria (10 – 5)
14 Sardegna (10 – 4)
12 Estero (12 – 0)
11 Liguria (8 – 3)
9 Friuli Venezia Giulia (6 – 3)
7 Alto Adige (7 – 0); Umbria (6 – 1)
6 Trentino (6 – 0)
4 Basilicata (4 – 0)
3 Molise (3 – 0)
Maggio 2026: 113 morti (sul lavoro 89; in itinere 24; media giorno 3,6)
Aprile 2026: 105 morti (sul lavoro 89; in itinere 16; media giorno 3,5)
Marzo 2026: 99 morti (sul lavoro 84; in itinere 15; media giorno 3,2)
Febbraio 2026: 86 morti (sul lavoro 68; in itinere 18; media giorno 3,1)
Gennaio 2026: 66 morti (sul lavoro 56; in itinere 10; media giorno 2,1)
