MUSTAPHA LADID, O DELL’EROISMO

di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro

Mustapha Ladid

I nostri media nazionali, pur amando dispensare patenti di eroismo come fossero noccioline, non hanno ritenuto di occuparsene.
Eppure hanno avuto due settimane per celebrare il coraggio di Mustapha Ladid, il tempo trascorso tra il 28 aprile, quando si calò in un’autocisterna per salvare due colleghi, e il 12 maggio, giorno in cui Mustapha è morto nella terapia intensiva del Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Siamo pressoché certi che se si fosse trattato di un nativo italiano avremmo avuto collegamenti tv da postazioni fisse davanti all’ospedale, commentati in studio da panel di esperti nella qualunque.
E invece Mustapha Ladid era soltanto un 32enne marocchino arrivato in Italia sei anni fa, perfettamente integrato: niente per cui scaldarsi al fuoco della remigrazione.
Lo celebriamo noi nel nostro piccolo usando la cronaca di L’Eco di Bergamo, anche per correggere una prima versione che mancava di diversi elementi fondamentali.
Mustapha Ladid, 32 anni compiuti il 1° aprile, sposato, viveva a Nembro e lavorava al Carrara Group (servizi ecologici) di Brusaporto. Mercoledì 28 aprile intorno alle 18,30, mentre saliva in macchina per tornare a casa, ha sentito urlare dall’interno dell’azienda e si è precipitato. Il titolare e un operaio erano svenuti all’interno di un’autocisterna durante le operazioni di pulizia, probabilmente a causa di esalazioni di acido solfidrico.
Mustapha Ladid non ha esitato e si è calato nell’autobotte, è riuscito a spingere fuori i due colleghi poi è crollato per lo sforzo e per i vapori respirati. Lo hanno tirato fuori i Vigili del Fuoco e il 118 lo ha trasportato al Papa Giovanni, dove ha lottato per la vita ma si è arreso al collasso degli organi.
Nella comunità marocchina lo descrivono come un generoso sempre pronto a farsi in quattro. Eppure la vita lo aveva toccato duramente, con la morte di un fratello in un incidente. «Era davvero una gran bella persona – racconta all’Eco di Bergamo Jamal Ouchikh, presidente dell’Associazione Musulmani Bergamo – Era ben inserito nel nostro gruppo di giovani e giocava nella squadra “My-Bg Muslim Young Bergamo Generation”.
Quello che ha fatto non mi ha stupito: era generoso, altruista, sempre attento agli altri».
L’Italia, sempre attenta, non ha concesso alla madre di Mustapha Ladid il visto per piangere la salma del figlio. Dovrà attenderla a Béni Mellal, ai piedi dell’Atlante, dove saranno celebrati i funerali.