L’EX ILVA PRODUCE ANCORA MORTI, MA AL GOVERNO FANNO FINTA DI NIENTE.

di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
La chiamano ancora tutti ex Ilva ma ha un nome, Acciaierie d’Italia, e un cognome: in Amministrazione Straordinaria… È un’azienda alla canna del gas, dopo decenni di scelte industriali e politiche sbagliate e, naturalmente, ruberie e malversazioni.
Basti dire che il pretendente al momento più accreditato, l’ex straccivendolo inglese Michael Flacks, vuole comprarla per un euro promettendo 5 miliardi di investimenti con soldi non suoi, a patto che il governo italiano resti con il 40% delle azioni, hai visto mai che gli tocchi fuggire come fatto dagli indiani di ArcelorMittal.
Tra Taranto e Genova potrebbe produrre una decina di milioni di tonnellate di acciaio l’anno, ma ora non arriva a 3, con gli impianti sottoutilizzati che vanno in malora. Produce ancora morti, però. L’ultimo, lunedì 12 gennaio, è il 46enne Claudio Salamida, moglie e un figlio di 3 anni, ogni giorno 120 chilometri tra andata e ritorno da Putignano (Bari) a Taranto. Dipendente diretto di Acciaierie d’Italia, lunedì mattina era impegnato nel controllo delle valvole nel convertitore 3 dell’Acciaieria 2, l’unica in funzione.
È morto precipitando dal quinto al quarto piano per il cedimento del pavimento, che in teoria sarebbe dovuto essere di solido grigliato metallico e invece era un accrocco di assi e lamiere. Una caduta di 5 metri che gli ha causato gravi lesioni soprattutto al volto. Era solo e quando è scattato l’allarme era ormai tardi. I sindacati hanno proclamato uno sciopero immediato di 24 ore. Giorgia Meloni, che l’altro giorno per la prima volta da che è al governo aveva parlato dell’ex Ilva promettendo le solite cose, non ha fatto un fiato.