Ai giornali italiani non interessa quello che il Capo dello Stato ha detto sulla “strage silenziosa” di lavoratori

di Piero Santonastaso | Facebook.com/Morti di lavoro
Il 2025 si chiude con un bilancio provvisorio di 1.118 vittime del lavoro, sostanzialmente in linea con il 2024, quando i morti erano stati 1.138 (con un giorno in più, in quanto anno bisestile). Identica la media quotidiana: 3,1.
Dicembre è stato il mese con meno vittime: 72. Tra le regioni la Lombardia si conferma quella con più morti: 140 (nel 2024 erano stati 165), mentre il Veneto precede con 118 vittime la Campania (108). L’anno scorso le posizioni erano invertite: Campania 113, Veneto 104. Più avanti, con i dati stabili, analizzeremo meglio l’andamento dell’anno.
– Ettore Garau, 56enne elettricista di Sassari, è morto mercoledì 31 dicembre mentre lavorava all’impianto di un magazzino del Gruppo Dac Alimentare Sarda, nella zona industriale di Predda Niedda. Garau, dipendente di una ditta esterna, si trovava su un cestello sospeso manovrato da terra da un collega, che intorno alle 11 è finito contro una trave in cemento armato. Il lavoratore è rimasto schiacciato ed è morto sul posto. La magistratura ha sequestrato l’area, il mezzo elevatore e ordinato l’autopsia.
– Pietro Paolo D’Ambrosio, 35enne di Luzzi (Cosenza), è morto nelle prime ore di mercoledì 31 dicembre mentre rientrava a casa dal turno di notte in un’azienda di Mongrassano (Cosenza). D’Ambrosio ha perso il controllo della sua vettura per motivi da accertare e si è schiantato, morendo sul colpo.
– Francesco Regina, 67enne agricoltore di Mormanno (Cosenza), è morto nel tardo pomeriggio di martedì 30 dicembre dopo una giornata di lavoro in contrada Lacco insieme al figlio. Mentre quest’ultimo è tornato a casa in auto, il padre si è avviato con il trattore ma di lui si sono perse le tracce. Dopo le ricerche da parte di familiari e amici, alle 23 l’allarme è stato diramato al Soccorso Alpino (Mormanno è un comune di montagna nel Parco del Pollino), che si è mobilitato. Il trattore è stato individuato dopo la mezzanotte in un dirupo profondo una trentina di metri in contrada Campolongo. Per Francesco Regina non c’era più nulla da fare.
Dicembre 2025: 72 morti (sul lavoro 53; in itinere 19; media giorno 2,3)
Anno 2025: 1.118 morti (sul lavoro 886; in itinere 232; media giorno 3,1)
140 Lombardia (sul lavoro 105, in itinere 35)
118 Veneto (90 – 28)
108 Campania (85 – 23)
96 Emilia Romagna (73 – 23)
92 Lazio (70 – 22)
79 Sicilia (62 – 17)
75 Puglia (65 – 10)
71 Toscana (53 – 18)
67 Piemonte (57 – 10)
36 Abruzzo (32 – 4)
35 Marche (30 – 5); Liguria (27 – 8 )
28 Calabria (27 – 1); Sardegna (17 – 11)
24 Friuli Venezia Giulia (20 – 4)
20 Basilicata (16 – 4)
15 Umbria (15 – 0)
12 Trentino (12 – 0); Alto Adige (11 – 1)
11 Estero (11 – 0)
7 Molise (4 – 3)
2 Valle d’Aosta (2 – 0)
Gennaio 2025: 87 morti (sul lavoro 72; in itinere 15; media giorno 2,8)
Febbraio 2025: 75 morti (sul lavoro 63; in itinere 12; media giorno 2,7)
Marzo 2025: 99 morti (sul lavoro 79; in itinere 20; media giorno 3,2)
Aprile 2025: 78 morti (sul lavoro 64; in itinere 14; media giorno 2,6)
Maggio 2025: 97 morti (sul lavoro 77; in itinere 20; media giorno 3,1)
Giugno 2025: 111 morti (sul lavoro 91; in itinere 20; media giorno 3,7)
Luglio 2025: 121 morti (sul lavoro 90; in itinere 31; media giorno 3,9)
Agosto 2025: 78 morti (sul lavoro 61; in itinere 17; media giorno 2,5)
Settembre 2025: 96 morti (sul lavoro 72; in itinere 24; media giorno 3,2)
Ottobre 2025: 118 morti (sul lavoro 92; in itinere 26; media giorno 3,8)
Novembre 2025: 86 morti (sul lavoro 71; in itinere 15; media giorno 2,9)
________
La stampa italiana non ha registrato il preciso riferimento alla ” strage silenziosa” nel discorso di fine anno del Capo dello Stato. Ne sottolineiamo alcuni passaggi:

Inaccettabilità delle morti evitabili: ogni decesso sul lavoro è una ferita alla Repubblica e una sconfitta per l’intera società. Centralità della prevenzione: la sicurezza non è un costo, ma un investimento: formazione continua, manutenzione, organizzazione del lavoro e rispetto rigoroso delle norme sono indispensabili. Responsabilità condivisa: istituzioni, imprese e parti sociali devono agire insieme. Le leggi esistono, ma vanno applicate e controllate con efficacia. Tutela dei più esposti: particolare attenzione a giovani, lavoratori precari, appalti e subappalti, ambiti dove il rischio è spesso più alto. Valore costituzionale del lavoro: il lavoro deve essere sicuro e dignitoso: non può mai mettere a rischio la vita di chi lo svolge.

Sulla stampa italiana si è fatto largo uso della citazione dell’aggettivo “ripugnante” rivolto dal Capo dello Stato a chi ostacola la pace nel mondo. Ci permettiamo di rivolgere, senza mezzi termini, lo stesso epiteto a chi non scrive sui media una riga sul fatto che ogni giorno dell’anno muoiono 3 lavoratori. È ripugnante chi si rende complice della “strage silenziosa” che continua a colpire lavoratrici e lavoratori in Italia. (mf)