I lavoratori non sono risorse, ma esseri umani. Lo ha detto una imprenditrice piemontese nel ricordare un dipendente morto di lavoro in itinere.

di Piero Santonastaso | Facebook.com/Mortidilavoro
Gianpaolo Cerrina aveva 52 anni, viveva a Bra (Cuneo) con la moglie e i due figli e lavorava a Dogliani (Cuneo) per l’azienda vitivinicola San Fereolo.
Giovedì 30 ottobre è salito in macchina per affrontare i 20 chilometri del percorso ma il suo viaggio si è fermato a Cherasco, dove poco prima delle 8 la sua vettura si è scontrata frontalmente con un camion. Cerrina è morto sul posto.
Riproponiamo le bellissime parole scritte da Nicoletta Bocca, proprietaria di San Fereolo, sulla sua pagina Facebook. Sono la misura di cosa rappresenti la scomparsa di un essere umano e di come possa essere un rapporto di lavoro.
“Oggi è avvenuta una catastrofe irreparabile.
Mentre veniva a San Fereolo, Paolo ha avuto un incidente, un frontale con un grosso camion ed è morto sul colpo.
Sento che il mio cervello macina nel cercare una soluzione, una contrattazione con la morte, ma sappiamo che gli sarà impossibile trovarla.
La perdita di Paolo è la perdita di una struttura portante per noi, ma anche di un mondo. Di una Langa che si sta estinguendo. Di una persona in cui la finezza del nostro dialetto modellava un’attenzione e un rispetto di fondo per le cose, di un’abitudine al lavoro fatto con la costanza del fondista, un uomo che conosceva bene il suo universo di agricoltura e trattori, che amava condividerlo e che con il suo motto ‘pianin pianin’ indicava che con la calma, gradualmente, tutto si può apprendere e affrontare.
Lascia una famiglia, una moglie e due figli per cui era certamente più essenziale e insostituibile che per San Fereolo.
In questo momento, anche pianin pianin, mi sembra impossibile che potremo farcela”.