IL GIORNO CHE IL TEMPO DIVENNE MERCE.

“Altro indicatore importante del cambiamento della nozione del tempo, imposto da impero e industrializzazione sulla scena mondiale, fu la globalizzazione dell’orologio da taschino, con la progressiva di questa tecnologia dalle classi medie europee e nordamericane a quelle asiatiche, africane e latino-americane.

Forse la dimostrazione più evidente del modo in cui gli effetti combinati dell’industrializzazione e della costruzione degli imperi riordinarono la temporalità fu l’uniformazione dell’ora su scala mondiale.

Fu per prima la Gran Bretagna a adottare una misurazione standard dell’ora. Con la diffusione dei viaggi in treno si fece più stringente l’esigenza di coordinare partenze e arrivi sulle linee ferroviarie e di garantire gli orari.

Nel 1855 la maggior parte degli orologi pubblici era regolata sul Greenwich Mean Time (GMT). Questa standardizzazione adottata dalla Gran Bretagna favorì la mercificazione del tempo.

Non soltanto si diffusero gli orologi da taschino e quelli a pendolo, ma fu il tempo stesso a diventare una merce. La più famosa venditrice di tempo in Gran Bretagna fu la ‘Greenwich Time Lady’, Ruth Belville, figlia di un collaboratore dell’Osservatorio di Greenwich, che forniva ai londinesi, in abbonamento, un servizio di informazione GMT, regolato settimanalmente sul suo grazioso orologio da taschino (Ruth ereditò questa attività affaristica dalla madre, Maria)”.

(Tony Ballantyne, Antoinette Burton “L’età degli imperi globali”, Einaudi 2022.)